Una pratica agricola tradizionale può trasformarsi in una violazione penale. A ricordarlo è la Corte di Cassazione, con una recente pronuncia che chiarisce i limiti entro i quali è consentito l’abbruciamento dei residui vegetali.
Bruciare residui di potatura o altri materiali vegetali sul terreno di produzione è un’attività ancora diffusa. Ma quando questa pratica può considerarsi lecita? E quando, invece, può configurare un’attività di smaltimento non autorizzato di rifiuti?
La risposta non è affatto scontata.
Il principio affermato dalla Cassazione
Con la sentenza n. 31902 del 25 agosto 2026, la Terza Sezione penale della Corte di Cassazione è tornata a esaminare le condizioni previste dall’art. 182, comma 6-bis, del D.Lgs. 152/2006.
La disposizione consente, a determinate condizioni, l’abbruciamento dei residui vegetali come normale pratica agricola, escludendone la qualificazione come attività di gestione dei rifiuti.
Ma attenzione: la deroga non opera automaticamente.
Devono essere rispettati specifici requisiti, tra cui i limiti quantitativi, il luogo di produzione, le finalità agronomiche e i divieti connessi al rischio di incendi boschivi.
La Cassazione ribadisce inoltre un aspetto fondamentale: spetta a chi invoca la deroga dimostrare che ne ricorrano le condizioni.
Una questione di legalità e prevenzione del rischio
La pronuncia richiama l’attenzione su un principio più generale: attività considerate ordinarie possono assumere rilevanza penale quando vengono svolte senza una corretta valutazione della disciplina ambientale.
Nel caso esaminato, pur essendo stata riconosciuta la particolare tenuità del fatto ai sensi dell’art. 131-bis c.p., è stata confermata la sussistenza dell’illecito.
Conoscere la regola, rispettarla e poter dimostrare di averlo fatto sono aspetti essenziali di una gestione ambientale consapevole.
L’approfondimento dell’Avv. Salvatore Casarrubia su INSIC
L’Avv. Salvatore Casarrubia, fondatore di Amb.i.lex, analizza la sentenza e le sue implicazioni operative in un nuovo articolo pubblicato sulla rivista specializzata INSIC.
L’approfondimento esamina il confine tra pratica agricola consentita e gestione illecita dei rifiuti, soffermandosi sui presupposti della deroga e sulle conseguenze del loro mancato rispetto.
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